lunedì 8 settembre 2014

9. L'Armenia


Campi in alta quota
Lasciamo Tbilisi verso le 9, è domenica e c'è poca gente in giro. Puntiamo direttamente al confine con l'Armenia a Bragatashen che passiamo nel giro di un'oretta. Dopo aver fatto l'assicurazione che qui, contrariamente alla Georgia è obbligatoria, cambiamo anche un po di dram e siamo pronti ad immergerci nella vicina Gola del Debed per visitare i suoi due stupendi monasteri patrimonio Unesco.

La Gola del Debed













Il primo sul percorso è il monastero di  Haghpat, vero e proprio gioiello appollaiato sul canyon scavato dal fiume Debeb. Oltre alla chiesa centrale risalente all'anno 1000, nella cinta muraria ci sono anche una magnifica torre campanaria, il refettorio, la biblioteca  ed altre piccole costruzioni. E' difficile trovare le parole per descrivere l'atmosfera che si respira e lo splendore architettonico che caratterizza questo sito.













Lasciamo a malincuore questo posto stupendo in direzione del monastero di Sanahin passando per la povera cittadina mineraria di Alaverdi. Lo squallido centro abitato è costituito prevalentemente da classici condomini prefabbricati in stile russo, tutt'ora abitati ma praticamente in rovina. Sul percorso notiamo anche alcune vecchie fabbriche apparentemente abbandonate  che contribuiscono a rendere ancora più surreale l'immagine della zona.

Alaverdi


Da notare che sia in Armenia che in Georgia le tubazioni del gas sono fuori terra e corrono generalmente a lato delle strade con continui rialzi per i passaggi privati e le stradine laterali.
Dopo aver sbagliato strada un paio di volte a causa dell'assoluta mancanza di segnalazioni, riusciamo a trovare il secondo monastero, più piccolo e meno affascinante del precedente del quale, a mio parere, non regge il confronto.

Sanahin
















Ci rimettiamo in viaggio sulle pessime strade armene, tutte rattoppate e piene di avvallamenti. In compenso gli armeni sono abbastanza rispettosi del codice della strada consentendoci di viaggiare più rilassati e tranquilli rispetto a quanto vissuto in Georgia. Lungo la gola del fiume Debed incontriamo altri villaggi tutti caratterizzati da costruzioni realizzate con la pietra locale di color marrone che unite alle infrastrutture in ferro, completamente arrugginite, trasmettono una sensazione da post guerra atomica. Il selvaggio paesaggio circostante però è bellissimo e man mano che scendiamo verso sud diventa sempre più spettacolare con ampie vallate ricoperte di pascoli a ben oltre i 2.000 metri di quota. Non per niente questa parte del Paese viene chiamata la Svizzera dell'Armenia.
















Dall'alto delle montagne avvistiamo l'enorme Lago Sevan, uno splendido lago alpino situato a 1.900 metri di quota. Il colore delle sue pure e fresche acque varia dall'azzurro chiaro al blu intenso con innumerevoli tonalità intermedie. 
Il nostro obiettivo è l'omonimo monastero costruito su un'altura che domina il lago. Il sito, raggiungibile mediante una ripida scalinata, purtroppo è pieno zeppo di chiassosi turisti che non consentono di rivivere le mistiche sensazioni avvertite negli altri due siti già visitati.

Sevanavank







Paolo vorrebbe fare il bagno, in effetti ci sono quasi 30° ma appena calato un po il sole l'aria frizzante di montagna si fa sentire e richiede di indossare il pile. Rinunciato al bagno ci mettiamo alla ricerca di un hotel e dopo alcuni tentativi infruttuosi troviamo un appartamento con 2 camere in un residence che pomposamente si chiama Maria Resort, molto più simile ad una caserma o ad un carcere che ad un albergo. E' circondato da alte mura di cemento, ha le inferriate alle finestre ed all'ingresso c'è una guardia armata. Il resort è distante qualche km dalla cittadina di Sevan e non avendo voglia di uscire ceniamo al buffet dell'hotel che alle 20 si trasforma in discoteca con musica dal vivo. Il fracasso è assordante pertanto mi rifugio in camera per un principio di mal di pancia e per annotare alcuni appunti utili per la stesura di questo racconto.

Il Lago Sevan